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di Francesco Meo
POLITICA
16 febbraio 2010
MA QUALE PONTE....

E’ questa la proposta degli Indipendentisti Progressisti du Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti”. Gli Indipendentisti Progressisti du Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti” chiedono che i fondi stanziati o che si prevede di stanziare per la costruzione del Ponte sullo Stretto vengano utilizzati per avviare un organico, diffuso programma di lavori che garantiscano la messa in sicurezza e il riassesto idrogeologico del territorio Siciliano partendo dal nostro martoriato territorio messinese.
Non è più tempo di ideologie infrastrutturaliste tout court, specie oggi che una profonda crisi socio-economica pervade la Sicilia e travolge il presente ed il futuro dei Siciliani.
I fondi stanziati o da stanziare possono e devono servire SUBITO a garantire condizioni di reale vivibilità e sicurezza ai cittadini di cittadine come San Fratello, Longi, Frazzanò, Sant’Angelo di Brolo, Ficarra per non parlare di Giamplieri e Scaletta Zanclea e tanti altri centri ancora messinesi e no.
Una proposta politica e sociale quella FNS che si contrappone a certi proclami “pro ponte” che non scaldano nè convincono più nessuno.

COPERNICO




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POLITICA
12 febbraio 2010
IL CAVALIERE DEL BAVAGLIO!

Le forbici del governo sulla carta stampata. Ma il premier non si accontenta di mettere il bavaglio alla televisione pubblica. Ben presto toccherà piangere anche alla carta stampata, o quantomeno a quelle testate che vivono totalmente o in gran parte grazie ai contributi statali, quelle testate che fanno opinione, pluralismo, quelle che ormai fanno pare della storia italiana. Le stesse che Berlusconi proprio non sopporta. Rifiutandosi di apporre un emendamento ad hoc al decreto Milleproroghe, condizione precedentemente garantita da Fini e Tremonti ai direttori in rivolta, il governo condanna a morte quasi 100 testate. Da una parte, infatti, viene cancellato il diritto soggettivo ad accedere ai contributi diretti, dall’altra si opera un taglio che porterà via ai fondi per la stampa circa il 205 dello stanziamento 2010, che saranno erogati secondo il nuovo regolamento da stilare in estate, dopo gli stati generali dell’editoria.

A rischio 100 testate e oltre 4000 posti di lavoro. Oltre al taglio, che porterà il budget messo a disposizione dallo stato da 180 mln a 130 mln, a preoccupare i professionisti della carta stampata è l’abolizione del diritto soggettivo. Fino ad oggi testate no profit e d’opinione, fra cui L’Unità, Il Manifesto, Avvenire e Il Secolo d’Italia, avevano potuto contare su somme stabilite in base a criteri certi, sicurezza che consentiva alla testata di iscrivere a bilancio il contributo pubblico, o di utilizzarlo come garanzia su prestiti bancari fin quando il contributo non fosse stato effettivamente erogato. Da oggi si adotta il sistema della “torta” da distribuire tra i vari richiedenti, motivo per cui non si potrà prevedere quale cifra spetti ad una determinata testata finché non si avrà l’elenco completo delle richieste, vale a dire alla fine dell’anno. è assolutamente da escludere quindi che fondi generici e non quantificabili possano essere iscritti in un bilancio o usati come garanzia. Una spinta al fallimento e al licenziamento di massa per 100 testate, la morte certa per almeno la metà di loro.
Contro un attacco tanto violento, che mette a repentaglio oltre 4000 posti di lavoro, la Fnsi annuncia uno sciopero “vaso e incisivo” che potrà coinvolgere tutta la categoria dei giornalisti. C'è "massimo allarme e rabbia, almeno pari al senso di responsabilità con cui abbiamo seguito questa vicenda". La dead line per alcuni giornali, ha aggiunto la federazione per voce del presidente Roberto Natale, è già stata "oltrepassata" e non si può perdere il treno del mille proroghe.

Il responsabile Cultura e Editoria del Pd Matteo Orfini dichiara: ''Bonaiuti deve smettere di prendere in giro il mondo dell'editoria. Due mesi fa ci ha detto che i fondi sarebbero stati confermati, oggi si accorge che in Italia c'e' la crisi. E per affrontarla il governo cosa fa? Taglia orizzontalmente a tutti, invece di fare davvero una riforma che recuperi risorse moralizzando il settore. E' una scelta sbagliata a cui si aggiunge la beffa: il sottosegretario sostiene che questa scelta non colpirà i piccoli giornali. Se vuole, possiamo organizzargli un giro tra le tante testate che stanno attivando la cassa integrazione. Forse riprendere contatto con la realtà aiuterebbe questo governo a combattere la crisi e non ad aggravarla”.

Una mozione bipartisan per fermare i tagli. Dal senato arriva un appello bipartisan per impedire al governo di mettere la fiducia, impedendo l’introduzione di nuovi emendamenti. Parlamentari di maggioranza e opposizione (Vincenzo Vita e Luigi Lusi del Pd, Roberto Mura della Lega, Enzo Raisi e Alessio Butti del Pdl), il presidente della Fnsi, Roberto Natale, e Lelio Grassucci di Mediacoop. Tutti, o quasi, hanno convenuto che il 'milleproroghe' è "l'ultimo treno". "Se il governo non inserirà nel maxiemendamento al 'milleproroghe' la norma che fa slittare di un anno i tagli centinaia di testate dovranno chiudere", ha affermato Vincenzo Vita. Nel 'milleproroghe' "c'è di tutto, anche i fiori di Sanremo, ma non si tutela la vita delle testate". Lusi ha tenuto a sottolineare che un emendamento 'bipartisan' aveva superato lo scoglio della commissione Bilancio, proprio perché "non ha problemi di maggiori spese e di minori entrate" incontrando poi il 'no' del governo nella commissione di merito, la Affari costituzionali. Se la questione non dovesse risolversi si rischia, secondo Lusi, la "possibilità che il governo decida quali giornali possano vivere. Evidentemente l'impegno preso da Tremonti con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è carta straccia". "Una boccata d'ossigeno ci vuole – ha affermato il leghista Mura - spero che in caso di fiducia la norma entri nel maxiemendamento. Altrimenti nel dl sviluppo sugli incentivi" che però doveva essere varato a fine gennaio e ancora non vede la luce. Poi il senatore del Carroccio ha proseguito: "Se c'è qualcuno che ha una volontà diversa e vuole chiudere i rubinetti lo dovrà anche dire". Per Raisi, la "partita vera si gioca sul 'milleproroghe' e sul tema c'è tensione anche nella maggioranza. Il 'milleproroghe è l'ultimo autobus. E se il governo non risolve la questione forse alla Camera ci saranno dei problemi". "Se c'è una grande iniziativa di opinione, anche della rete, mediatica, persino Tremonti dovrà tenerne conto", è l'auspicio di Vita.

COPERNICO

FONTE PD




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POLITICA
11 febbraio 2010
Attentato alla dignita' dell'uomo

Polemiche dopo l'approvazione da parte della Commissione di vigilanza Rai del regolamento per la par condicio in tv in vista delle regionali. In pratica nell'ultimo mese di campagna elettorale Porta a Porta, Ballarò e Annozero potrebbero saltare. Il sindacato dei giornalisti Rai Usigrai annuncia lo sciopero. L'Ufficio di presidenza della Vigilanza Rai ha incaricato Sergio Zavoli a verificare, sentendo i vertici Rai, se è possibile trovare una soluzione «il più possibile condivisa» alla situazione.
Ma Silvio Berlusconi respinge ogni polemica. La decisione di fermare quelli che ormai sono «pollai televisivi» non è ne «scandalosa», né «preoccupante» anche perché potrebbero essere sostituite da tribune politiche, afferma il premier, nel corso della presentazione del libro di Bruno Vespa.

La Costituzione italiana riconosce e tutela la libertà di manifestazione del proprio pensiero e la libertà di stampa (che della prima rappresenta una fondamentale declinazione). L’articolo 21 prevede, infatti, che Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Il riconoscimento della libertà di espressione non è direttamente ed esclusivamente funzionale alla salvaguardia della democrazia. Tale libertà, infatti, non è assicurata soltanto nella misura in cui serva a garantire la sopravvivenza e lo sviluppo delle istituzioni democratiche, poiché, se così fosse, rimarrebbero sprovviste di tutela tutte quelle manifestazioni del pensiero che le pubbliche autorità ritenessero inutili a tale scopo. Il che, a ben vedere, sarebbe… poco democratico! La libertà di espressione, invece, è pienamente riconosciuta in quanto insopprimibile manifestazione della persona umana. L’uomo vive anche, e soprattutto, esprimendo il proprio pensiero (“con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”). Negargli tale facoltà significherebbe attentare alla sua stessa dignità.

Copernico




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POLITICA
10 febbraio 2010
NO AL NUCLEARE

“No al nucleare e sì all'efficienza e al risparmio energetico”. Queste le parole del segretario Pier Luigi Bersani intervenuto alla tavola rotonda sulla Green Economy organizzata dagli ecologisti democratici nella sede nazionale del Pd di via Sant'Andrea delle Fratte.

Per il leader democratico le tematiche del lavoro, del sociale e dell'ambiente sono i tratti distintivi del Pd e le bandiere da impugnare da qui alle regionali. Ed è proprio la Green Economy la chiave per affrontare la crisi economica ed occupazionale che sta piegando le ginocchia al Paese. Un concetto diametralmente opposto alle politiche del governo ossessionati dal paradigma “più crisi, meno ambiente”. “Noi diciamo che dalla Green Economy può venire una risposta alla crisi” ha ribadito Bersani. “Dobbiamo dire al governo che così le cose non girano; abbiamo dimostrato di essere un partito che sente su di sé la responsabilità di una alternativa che ora dobbiamo portare al governo dei territori, perché è difficile che Berlusconi vada via da solo; abbiamo le nostre difficoltà ma non siamo messi così male». Infine, fare proprio dell'ambiente e della Green Economy la mission del centrosinistra che si candida a governare le Regioni in una stagione decisamente meno favorevole di quella che segnava gli anni Settanta e il dopo-tangentopoli.

Su come valorizzare l'ambiente ed eliminare gli sprechi di energia, la destra è sorda e in grande difficoltà. La risposta che ci viene data è semplicistica e di comodo. A partire dal ritorno al nucleare che nessuno vuole. “Noi la scelta del ritorno al nucleare non la diamo per fatta ma al governo nazionale e a chi si candida a governare le Regioni dobbiamo chiedere chiarezza: dicci sì o no e dove vuoi le centrali, e non dopo le elezioni, si pronuncino, gli impianti non li fa mica mandando i carabinieri”.

Una missione trasparenza a cui nessuno dei candidati del centrodestra ha dato la propria disponibilità. Troppo scomodo ed impopolare parlare di nucleare prima del voto. Sarebbe una sconfitta clamorosa.

Alla iniziativa degli Ecodem, oltre a Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd, i senatori Roberto Della Seta, Francesco Ferrante e il deputato Ermete Realacci, ha partecipato anche Emma Bonino, candidata a governare la Regione Lazio per il Centrosinistra.

"La sfida per la politica, in questo passaggio d’epoca, non è soltanto regolare il mercato, ma orientare l’economia verso la nuova frontiera della sostenibilità" ha spiegato Fabrizio Vigni, presidente nazionale degli Ecologisti Democratici. La tesi è che l’economia verde rappresenta il miglior investimento che possiamo fare per contrastare la recessione e creare posti di lavoro. Vigni ha indicato 3 strategie economiche: "In primo luogo promuovere efficaci politiche industriali che coinvolgano tutti i settori produttivi e non solo quello energetico. In secondo luogo politiche fiscali più giuste che spingano la società verso una maggiore equità e l’economia verso una reale sostenibilità. E terzo, politiche concrete a sostegno della qualità ambientale”.

L’intervento di Fabrizio Vigni si è poi focalizzato sul ruolo attivo che possono rivestire le Regioni nella promozione dell’ambiente e nella modernizzazione economica dell’economia e nella necessità di valorizzare la Green Economy quale tratto distintivo dell’identità del Pd, mettendola nel "cuore dei programmi, centro di una nuova visione dello sviluppo, che guarda tanto alla crescita intelligente e regolata dell’economia, quanto alle ragioni dell’ambiente e della qualità della vita. Per questo i programmi elettorali, in vista delle elezioni regionali non dovranno eludere tre questioni fondamentali: la rivoluzione dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili; un governo del territorio che contrasti la rendita immobiliare, il dissesto idrogeologico ed orienti la pianificazione urbanistica verso la riqualificazione ed il recupero del patrimonio edilizio; lo sviluppo dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporto) efficaci, sostenibili e adeguatamente finanziati".

Nuclere, un NO non ideologico. La relazione ha poi affrontato il tema del nucleare: "Nella nostra posizione non c’è nulla di ideologico. Siamo contrari perché c’è un problema di costi economici troppo alti ed incompatibili con le logiche del mercato libero dell’energia e perché ci sono problemi irrisolti di gestione e di sicurezza per lo smaltimenti delle scorie".

Insomma "Berlusconi racconta un’enorme frottola agli italiani quando afferma che con il nucleare ci sarà un risparmio sulle bollette elettriche delle imprese e delle famiglie. E’ vero esattamente il contrario: senza un forte sostegno pubblico l’attuale nucleare non è competitivo e i costi ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani, che già oggi ogni anno pagano 400 milioni di euro sulle bollette elettriche per smaltire le scorie del vecchio nucleare”, ha spiegato Ermete Realacci, responsabile green economy del PD commentando le affermazioni del premier sul nucleare.
Dei dati ci fanno riflettere (forse Berlusconi, Scajola e Tremonti non li conoscono...): è proprio per ragioni economiche che in tutto l’Occidente sono in costruzione due soli impianti nucleari e negli Stati Uniti, dove la produzione di energia elettrica è da sempre totalmente privatizzata, è dagli anni ’70 che non si avvia la costruzioni di nuovi impianti nucleari.
Ecco perché per Realacci, “solo con imbroglio il nucleare diventa economico. La stessa Enel per far stare in piedi il conto economico dell’impresa nucleare ha chiesto al Governo un prezzo fisso per il Kilowattora nucleare. L’opposto di un prezzo inferiore all’attuale e contrario all’interesse dei cittadini. Basta con la propaganda e le bugie agli italiani. I cittadini hanno bisogno di trasparenza e di scelte che badino ai loro interessi perché soprattutto in un momento di crisi è necessario puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono più competitiva l’economia e l’aumento occupazionale. Per il nostro paese questo vuol dire puntare sul risparmio e l’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli orientato su base ambientale".


Vigni ha poi posto l’attenzione sulla società e sugli stili di vita: “New deal ecologico – ha ricordato – significa anche cambiare comportamenti collettivi ed individuali promuovendo consumi più responsabili ed intelligenti. Abbiamo bisogno di un nuovo civismo che potremmo chiamare civismo ecologista”.

Non è mancato un passaggio sul ruolo degli Ecologisti Democratici: "La nostra scommessa rimane quella di far divenire il Pd un grande e moderno partito ecologista. Rinnovando, al tempo stesso, l’ambientalismo, per superare definitivamente ogni logica minoritaria e fondamentalista. Non siamo una corrente – ha ribadito – ma siamo convinti che un modello vincente e radicato di partito debba essere articolato ed arricchito da aree che provengono da culture politiche non omologate ma convergenti".

Tra gli interventi quello della Bonino, che ha fatto del rispetto dell'ambiente una questione di stile di campagna elettorale: “non imbrattiamo la città con i manifesti, inventiamoci altre forme di propaganda, addobbiamo finestre e finestrini delle auto”.

“Ero una bambina quando manifestavo contro la centrale di Montalto di Castro” ha dichiarato la Bonino. Sul fatto che la cittadina del viterbese potrebbe essere uno dei siti scelti dal governo per una nuova centrale nucleare, indica l'ambiguità di Renata Polverini, la sua avversaria: “Non basta dire che sentirai i cittadini. E ci manca pure che non li senti! I consulenti non le mancheranno, se la sarà fatta una idea del territorio e del nucleare, potrà dire se secondo lei mettere lì una centrale è sostenibili e quali sono i costi-benefici. Noi l'alternativa la forniamo”.

Un'alternativa legata “all'efficienza energetica, portatrice di posti di lavoro. Altro che le loro promesse. Quale è l'ultima? Centomila posti di lavoro a Roma in due anni? Può darsi che funzioni in campagna elettorale, io dubito, ma se ci fosse il contraddittorio mi piacerebbe chiedere ad Alemanno dove, in base a quale progetto e a quale visione del Lazio pensa di creare queste opportunità di lavoro».

Il sindaco di Roma viene ulteriormente ripreso dalla Bonino in merito alla possibile vendita di azioni del Comune all'azionista di minoranza Caltagirone. Si parla di Acea e di privatizzazione dell'acqua pubblica. Così come sul nucleare il NO è categorico.”Una ipotesi di privatizzazione dell'Acea in questa situazione di totale opacità è inaccettabile, non siamo Alice nel paese delle meraviglie e sappiamo gli interessi che ci sono in gioco, ma oggi privatizzare Acea soddisfarebbe solo qualche potente-prepotente ma non sarebbe una scelta per i cittadini”

fonte pd




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POLITICA
8 febbraio 2010
Regionali: primarie Pd Umbria, vince Marini

Sfida tutta al femminile per la regione Umbria dopo la vittoria di Catiuscia Marini su Gianpiero Bocci alle primarie del Pd. La Marini si contenderà quindi la guida della regione con la candidata del Pdl Fiammetta Modena e con Maria Antonietta Farina Coscioni per la lista Bonino-Pannella, comunque ancora impegnata nella raccolta delle firme. Mentre sullo sfondo c'é ancora la candidatura del sindaco di Gubbio Orfeo Goracci indicato da Rifondazione comunista che chiede le primarie di coalizione. La Marini ha ottenuto circa 29 mila voti mentre a Gianpiero Bocci ne sono andati circa 25 mila. Sono 53 mila gli umbri che hanno scelto di andare ai gazebo per indicare il candidato presidente e questo, per la vice presidente del Pd, Marina Sereni "é un grande segno di vitalità e partecipazione positiva. Doveva essere una festa - ha detto - ed è stata una festa riuscita". La conferma della vittoria di Catiuscia Marini è arrivata una ventina di minuti dopo la mezzanotte con l'abbraccio dello sfidante Bocci che si è complimentato con lei mentre i dati dei 332 seggi stavano ancora affluendo nella sede del partito nel centro di Perugia. Subito dopo, la Marini ha tenuto una conferenza stampa improvvisata insieme al segretario regionale Lamberto Bottini. "La vera sfida è quella di marzo e a quella dobbiamo guardare", ha detto la Marini. "Da domani il mio compito, quello del Pd e della coalizione - ha aggiunto la Marini - sarà di mettere in campo un progetto per affrontare le elezioni e i prossimi 5 anni di governo". Concetti ripresi da Bottini per il quale "la Modena è il vero competitor". "Queste primarie - ha osservato - fanno uscire l'Umbria dalla situazione complessa nella quale si è trovata". "Lavoriamo per lo stesso Pd e per lo stesso traguardo, lavoreremo già da domani per lo stesso traguardo, quello di vincere le elezioni regionali", gli ha fatto eco Bocci. La Marini è esponente della maggioranza del Pd sostenuta dalla presidente uscente Maria Rita Lorenzetti, giunta nella sede del partito per festeggiarla dopo l'ufficializzazione della vittoria. La Marini si è affermata in gran parte della regione ad eccezione della zona Spoleto-Foligno-Valnerina. Il risultato delle primarie dovrà comunque essere formalizzato nelle prossime ore dalla commissione del partito.




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POLITICA
8 febbraio 2010
DI PIETRO SEMPRE PIU' LEADER

Antonio Di Pietro è stato confermato per acclamazione alla presidenza dell'Italia dei Valori dal congresso del partito, chiuso oggi a Roma.
«È finito il tempo della sterile protesta, comincia il tempo della grande responsabilità», ha detto il
leader dell'Italia dei Valori parlando dal palco dopo la conferma alla guida dell'Idv. Dopo questa tre giorni di congresso, ha osservato, il partito diventa «co-fondatore di una rinnovata alleanza di governo» e questo a partire dalle prossime regionali. Al termine del suo intervento durante il lungo applauso della platea mentre risuonava la colonna sonora de "I cento passi" Di Pietro è tornato al microfono per ribadire il concetto: Finora «abbiamo fatto resistenza, resistenza, resistenza e contro questo regime piduista ce n'è bisogno ma oggi c'è la svolta, oggi diamo un messaggio chiaro: siamo pronti, abbiamo programma, classe dirigente e codice etico, possiamo costruire un nuovo governo del Paese».
«Bisogna convincere che questo governo è un bluff», ha affermato ancora Di Pietro. «Ancora ieri Berlusconi ha detto che rispetto alla crisi siamo quelli usciti meglio e che abbiamo ridotto le tasse - ha aggiunto -. Non è vero. Ma se tutto il sistema televisivo avalla questa tesi, i cittadini pensano che i fessi sono loro se non mangiano. Non può essere così, non è colpa loro. È colpa di un governo che pensa solo alla casta e ai ceti forti».
L'Idv deve guardare ad «alleanze nel circuito del centrosinistra ma anche nell'area laica, liberale, del non voto, di tutti coloro che vedono riconosciuti nella Costituzione i loro diritti», ha sottolineato Di Pietro. «Hanno risposto in tanti - ha aggiunto - e speriamo altri rispondano. Bisogna assumere la responsabilità di non creare steccati altrimenti l'obiettivo del cambio di governo diventa più difficile».
L'acclamazione. Poco prima della votazione per scegliere il leader l'altro candidato al congresso Francesco Barbato ha annunciato il ritiro della propria candidatura. A quel punto Ivan Rota che presiedeva i lavori ha chiesto all'assemblea una conferma sull'unico candidato rimasto, Di Pietro, e dopo un lungo applauso tutti i delegati si sono alzati in piedi mostrando la loro delega e l'ex pm è stato acclamato presidente del partito.
(fonte ilmattino)




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5 febbraio 2010
08/02/2010 RIAPRE PDSALVANAPOLI

IN OCCASIONE DELLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI

08/02/2010 RIAPRE IL BLOG PDSALVANAPOLI

VIENI A DIRE LA TUA.




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POLITICA
23 luglio 2009
PRESERVATIVI SU SILVIO
 
I “democratici anonimi” colpiscono ancora. Parte sul web un tormentone per far piovere su Berlusconi una “pioggia di preservativi”. «Questa non è una cosa seria. Non si tratta di un appello destinato agli intellettuali. Né ci verrebbe mai in mente di risolvere il malcostume di questo paese con una trovata goliardica. Ma in tempi di crisi “ogni buco è trincea” - spiega Francesco De Carlo, autore satirico anche della parodia web “Sinceritù” -. Le recenti registrazioni pubblicate da L'Espresso, se confermate, porterebbero alla luce aspetti torbidi della politica italiana. Tanto inchiostro è stato speso per raccontare la satiriasi che ormai dilaga nella casta dei rappresentanti (sempre meno casta). C'è un elemento però di quel racconto che non può passare sotto silenzio: il disprezzo per il preservativo. L'assenza di precauzioni ostentata rimarrà senz'altro agli atti (sessuali?), estrema prece, prova suprema di sottomissione ai voleri della Chiesa. Anche a rischio della propria incolumità. La curia ringrazia. Noi non possiamo tollerarlo. Per la laicità e la sicurezza della nazione. Di qui l'idea – continua il “democratico anonimo” – un lancio di massa di preservativi. Il piano è semplice, l'obiettivo palese: ci si presenta in diverse farmacie nello stesso momento e senza alcuna vergogna (ci mancherebbe) si acquistano pacchi da dodici di profilattici. Non serve la qualità, basta un'autotassazione pro capite di 10 euro circa. Se ci si organizza bene, partendo da Facebook, la pioggia sul malcapitato è assicurata. Tra gli effetti positivi a breve termine l'evidente impatto mediatico che le immagini avrebbero sugli spettatori di tutto il mondo, oltre a una probabile riduzione delle possibilità di dare seguito alla dinastia. Non sappiamo chi raccoglierà la provocazione, di certo qualcuno raccoglierà i contraccettivi. Forse in attesa di tempi migliori per procreare».
unita.it



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POLITICA
21 luglio 2009
QUANTO LAVORA IL NOSTRO PAPI!



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20 luglio 2009
CASINI DI DESTRA vs. CASINI DI SINISTRA

In un'intervista alla Stampa il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, ribadendo che il progetto in campo è quello del grande centro, afferma che in caso di emergenza sarebbe pronto a partecipare a un governo che parta dall'Udc e abbracci i partiti del centrosinistra: «Diciamo così: se il futuro ci ponesse davanti a condizioni impreviste, eccezionali, e si pensasse, come in Germania, di mettere in piedi una Grande coalizione per fare cose limitate nel tempo, per affrontare l'emergenza e per tornare poi a essere alternativi una volta recuperata la normalità, beh, il discorso cambia...». E una coalizione di centrosinistra guidata da Casini? «Non è possibile», perché «non sono Prodi. Ho un'altra storia. Non esprimo il cattolicesimo dossettiano» e perché «non c'è la mia volontà». Per Casini «Prodi non ha fallito perché è uno stupido, anzi. Ha fallito perchè il progetto non stava in piedi allora, e non starebbe in piedi adesso un governo che somma l'estrema sinistra e l'Udc, magari passando per Di Pietro». La situazione cambierebbe in caso di «emergenza». Casini, poi, respinge gli inviti del centrodestra a entrare nel Pdl. Ultimo quello di Roberto Formigoni: «Temo per loro che il Pdl sia una costruzione che non sopravviverà a Berlusconi. Il premier ha un carisma che copre tante magagne: non si pone il problema della futura leadership del Pdl perchè il Pdl non ha futuro senza Berlusconi». Infine, una proposta ai colleghi di opposizione: «Se il Pd ritiene di censurare Berlusconi per i suoi comportamenti privati e su quelli magari chiede di insediare una commissione d'inchiesta, allora tutti saremo obbligati a dare risposte limpide e chiare. Ma o si ha questo coraggio o si lascia perdere. Altrimenti siamo davanti a un 'vorrei ma non posso' che fa cadere in ridicolo la politica italiana».




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